martedì 3 marzo 2015

Meno palazzi, più verde e opere pubbliche: i dubbi di Ferrovie sugli investimenti per gli scali

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Il Comune ha chiesto che al momento della sottoscrizione dell’accordo, Fs si impegni a realizzare opere infrastrutturali per 50 milioni di euro 

di Maurizio Giannattasio

L’ex scalo ferroviario Farini (Fotogramma) L’ex scalo ferroviario Farini (Fotogramma)
Una trattativa dura, spigolosa che si protrae da anni e ha portato il vicesindaco Ada Lucia De Cesaris a puntare il dito contro Ferrovie dello Stato: l’accordo tra Comune, Regione e Fs è bloccato perché «le ferrovie vogliono solo monetizzare». Stiamo parlando degli ex scali ferroviari: un milione e 200 mila metri quadrati di aree dismesse in grado di cambiare il volto urbanistico di Milano: Farini, Greco, Lambrate, Porta Romana, Rogoredo, Porta Genova, San Cristoforo.
Due le criticità ancora da superare prima di arrivare alla firma dell’accordo di programma: il Comune ha chiesto che al momento della sottoscrizione dell’accordo, Fs si impegni a realizzare opere infrastrutturali per 50 milioni di euro (costruzione e adeguamento delle stazioni, interscambi). Su questo punto sembra si stia arrivando a un accordo, anche se il nuovo assessore regionale alle Infrastrutture, Alessandro Sorte (il Pirellone è parte integrante dell’accordo di programma) ha chiesto delle modifiche.
Ma il vero punto dolente è un altro. Palazzo Marino chiede che le plusvalenze derivanti dalla vendita delle aree (adesso prive di diritti edificatori, con valore quindi pare a zero) siano destinate a realizzare ulteriori opere pubbliche. Un esempio per chiarire: se l’area dello scalo «X», grazie ai diritti edificatori che verranno concessi assumerà un valore di 300 milioni di euro e sarà venduta a 330 milioni, i 30 di plusvalenza dovranno essere utilizzati per opere pubbliche. Ed è proprio sulle plusvalenze che si sta trattando in queste ore. «Stiamo lavorando per affinare questo meccanismo - spiega Carlo De Vito, amministratore delegato di Sistemi Urbani, la società di Fs, proprietaria degli Scali - È l’ultima parte dell’operazione ed è anche la più delicata perché abbiamo già un rischio di impresa anticipando una parte delle plusvalenze, pari a 50 milioni. Siamo rimasti sorpresi dalle parole del vicesindaco perché riteniamo ci siano le condizioni per arrivare alla fine del percorso. Il grande significato di questa operazione è che rigeneriamo aree ora degradate potenziando il sistema ferroviario senza pesare sulle casse pubbliche. È un’opportunità per la città e per noi».

Andiamo a vedere quali sono i termini della discussione. L’indice volumetrico medio è di 0,65, di cui lo 0,5 è destinato all’edilizia libera, mentre lo 0,15 è per l’housing sociale secondo le forme previste dal nuovo Pgt del vicesindaco De Cesaris, mentre nel vecchio piano di governo del territorio, firmato Carlo Masseroli, l’indice era allo 0,9. E così è diminuita anche la superficie edificabile. Si è passati dagli 884.005 metri quadrati dell’accordo di programma del 2007 al milione circa del Pgt morattiano, ai 670 mila metri quadrati attuali. C’è stato anche un riordinamento delle funzioni. Oltre ai 500 mila metri quadrati di verde complessivo, un Central Park spalmato sull’intera città, nei 651 mila metri quadrati dello Scalo Farini si andrà a realizzare edilizia residenziale, housing sociale e verde. Nello Scalo di Greco (71.087 metri quadrati) di Lambrate (69.30 metri quadrati) e di Rogoredo (22.570 metri quadrati) le funzioni previste sono housing sociale, affitto calmierato e verde pubblico. Nei 216.430 metri quadrati dello Scalo di Porta Romana ci sarà spazio per housing sociale e verde. Nei 93.547 metri quadrati dello Scalo di Porta Genova si lavorerà sul commerciale, il terziario e fino a un massimo del 30 per cento di residenziale. Mentre nello Scalo di San Cristoforo (165.790 metri quadrati) sorgerà un parco lineare di 100 mila metri quadrati. Questi i termini di massima. Nei prossimi giorni verrà convocato il Collegio di vigilanza e si capirà se Milano potrà ridisegnare il suo volto urbanistico.