lunedì 6 ottobre 2014

Risanamento: Calabi, resta in Borsa ma le banche devono decidere


Milano, 6 ott. - “Macchè liquidazione, e macchè delisting”: Claudio Calabi è laconico, come si deve a un top-manager di una società come Risanamento, ormai fuori pericolo-crac ma ancora in acque finanziarie agitate. Però la nota con cui, anche su richiesta Consob, ha smentito l’ipotesi attribuitagli da un quotidiano circa l’intenzione di togliere dal listino il titolo dell’azienda, in vista di una possibile futura liquidazione non trasmette in pieno il fastidio che la voce gli ha creato.
“Altro che liquidare, queste è un’azienda che può entrare in una fase interessantissima”, aggiunge al Ghirlandaio. Già: può farlo, perché ormai il suo indebitamento è sceso a livelli sostenibili, circa 500 milioni di euro, dopo aver ben venduto i ricchi asset immobiliari che aveva in Francia. E senza aver ancora valorizzato il “gioiello” italiano, il quartiere di Santa Giulia a Rogoredo, alle porte di Milano, un’incompiuta che aspetta da dieci anni quell’iniezione di investimenti necessaria a far riaprire i cantieri.
E questo è il punto. Calabi è un tenace passista, e ben lo sa chi l’ha visto all’opera negli anni durissimi in cui ha gestito la Rizzoli Corriere della Sera, dopo aver sistemato i conti della Grassetto Costruzioni, o le attività argentine di Camuzzi. Quindi sa che  le banche – tanto più in questi anni difficili – hanno tempi lunghi e chiedono di potere riflettere. Risanamento ha un patrimonio di grande valore potenziale, a patto di dedicargli gli investimenti necessari a farlo sprigionare: un po’ come un giacimento petrolifero off-shore, può rendere moltissimo, ma solo a vantaggio di chi abbia la forza finanziaria e il know-how necessari a realizzare i pozzi in alto mare.
Dunque è vero che Calabi sta discutendo con i suoi azionisti, le banche, sul futuro dell’azienda. Ma nessuno mette in dubbio che possa essere un futuro roseo, su cui investire. Il delisting non è un’opzione sul tavolo, semmai può essere un’eventualità tecnica, visto che oggi il flottante del titolo è ridotto a circa il 21,6%, quindi ben al di sotto del minimo richiesto dalla Consob come requisito per la quotazione: ma il flottante può anche essere ricostituito, e comunque non ci sono alle viste scadenze “costrittive”.
Dunque Risanamento ha precisato che “a seguito della dismissione dell'intero portafoglio francese, completata nello scorso mese di agosto al prezzo di 1.225 milioni di euro, ha generato rilevanti effetti positivi patrimoniali e finanziari, concentrando le proprie attività sull'iniziativa di sviluppo immobiliare Milano Santa Giulia”. Dopo l'imminente esercizio del bond convertendo, le banche avranno l'84% del capitale e l'ex presidente di Risanamento, Luigi Zunino, l'11%, con il flottante che scenderà ulteriormente al 5%. 
Ed è quindi proprio alle banche azioniste che Calabi, la prossima settimana, rivolgerà la domanda-chiave da cui dipende il futuro dell’azienda: credete al progetto Santa Giulia, fino al punto di volerlo sostenere? Garantendo gli investimenti milionari che ancora occorrono e prenotando ricche plusvalenze ma su una prospettiva di medio-lungo termine? Facile prevedere che la risposta sia affermativa, meno facile capire se però il gradiente di adesione ai nuovi piani sarà uguale per tutti gli istituti oppure no. Il ceto creditizio di Risanamento è più o meno lo stesso che si è fatto male su parecchi altri dossier immobiliari, da Prelios a Porta Vittoria, a Sesto San Giovanni e quindi non è pacifico che tutte le banche vogliano continuare nel ballo del mattone. Calabi è un negoziatore di lungo corso, e c’è da scommettere che porterà a casa il risultato. Ma con che punteggio, è presto per dirlo.

di Sergio Luciano