domenica 9 marzo 2014

Si avvicina il processo del 26 Marzo

http://laprovinciapavese.gelocal.it/cronaca/

Montecity, si decide sul processo all’ingegner Tedesi

PAVIA. Claudio Tedesi, l’ingegnere di 54 anni e direttore generale di Ams Pavia (ora sospeso), si presenterà a fine marzo davanti al giudice. Non per l’inchiesta sull’ex Sisas, che gli è costata l’arresto, ma per la bonifica Montecity-Santa Giulia. La procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ingegnere, che deve rispondere di presunte irregolarità sulla bonifica, ed è stata ora fissata la data in cui il giudice dovrà decidere se prosciogliere l’indagato o rinviarlo a giudizio. L’udienza viene decisa mentre Tedesi è ancora agli arresti domiciliari per la vicenda della bonifica dell’ex Sisas di Pioltello. Un progetto da 120 milioni di euro che ha spinto i magistrati, qualche settimana fa, ad arrestare sei persone, tra funzionari pubblici e titolari di impresa, per le accuse di traffico illecito di rifiuti, corruzione, falso collaudo, tentata turbativa d’asta e tentata truffa.
Le accuse a carico di Tedesi riguardano il ruolo di tecnico del Commissario straordinario Luigi Pelaggi, il dirigente del ministero dell'Ambiente incaricato nel 2010 di portare a termine la bonifica dell’area. «Abbiamo prodotto una memoria difensiva, per cercare di dimostrare che non c’è stato alcun contributo di Tedesi in questa vicenda – spiega il legale Matteo Uslenghi, che difende Tedesi insieme all’avvocato Massimo Dinoia –. Abbiamo ricostruito il suo ruolo e i suoi interventi, ma le stesse contestazioni si riferiscono a fatti marginali e con un profilo molto tecnico». In sintesi, vengono contestati dei cambi di codice dei rifiuti e presunte irregolarità per lavori complementari, che sarebbero stati progettati dopo la conclusione dei primi lavori. Mentre questa inchiesta va avanti, Tedesi rischia il processo per il caso Montecity. L’indagine ambientale per smaltimento illecito di rifiuti e discarica abusiva si era sviluppata dall’inchiesta madre su un giro di fondi neri realizzati attorno alla bonifica. Gli accertamenti dell’Arpa avevano rilevato la presenza, nel sottosuolo, di materiali pericolosi, come il cloruro di vinile, solventi e tricloro metano. La falda sotterranea, secondo i magistrati, sarebbe stata controllata solo una volta durante la bonifica e poi «dimenticata». Tedesi si era già difeso, dopo l’avvio delle indagini, spiegando di non essersi mai occupato del monitoraggio, ma solo del piano di scavo dei box interrati, previsti nel progetto edilizio. Spiegazioni su cui la difesa dovrà ancora puntare se vuole scongiurare il processo. «La nostra intenzione è andare comunque a dibattimento – dichiara l’avvocato Uslenghi –. In quella sede affronteremo quello che ci viene contestato». Gli avvocati si sono già attivati preparando un dossier difensivo. E nelle prossime settimane si valuterà se fare richiesta di revoca degli arresti domiciliari.