mercoledì 5 marzo 2014

Risanamento: dopo accordo con Bizzi l’incognita Zunino e le banche divise

(Il Ghirlandaio) Milano, 3 mar. - La “sanzione reputazionale” è il convitato di pietra nella storia infinita di Risanamento Spa. Già, perché se anche in Italia vigesse quel genere di discredito che nei paesi anglosassoni insegue, per un po’ di tempo almeno, chi si rende protagonista di vicende controverse, il nuovo fervore d’opere che Luigi Zunino ha dimostrato negli ultimi mesi verso Risanamento non avrebbe avuto spazi per affermarsi. Invece, Macchè. Non pago di averla portata al crack, oggi Zunino interferisce con l’iter che i suoi creditori stanno faticosamente compiendo per tentare di chiudere l’operazione e sanarne finalmente i postumi.
Attenzione: non che Zunino possa, ad oggi, essere considerato responsabile, in quella vicenda, di iniziative illecite. Ma l’insuccesso professionale che a suo tempo condusse il finanziere e immobiliarista a passare la mano e cedere alle banche il suo straordinario asset, dovrebbe e potrebbe essere un deterrente bastevole a dissuaderlo oggi dal tentare qualsiasi “bis”. Invece no: ed anzi, vistasi respinta la sua offerta d’acquisto perché il consiglio d’amministrazione della società ha preferito firmare la vendita della “perla” del gruppo, cioè gli immobili parigini, al gruppo immobiliare anglo-saudita Chelsfield, l'ex patron del gruppo Risanamento ha depositato in Tribunale un atto di citazione contestando la decisione. E si può star tranquilli che quest’iniziativa sortirà effetti se non altro dilatori sul buon esito dell’intera vicenda.
D’altronde, il consiglio di Risanamento doveva pur scegliere, ed avendo pronta un’offerta da parte di una controparte credibile e ben munita l’ha accettata. Poi, ha preso atto dell'iniziativa giudiziale promossa dalla “Sistema Holding” in liquidazione di Zunino e ha chiesto al professor Mario Notari un parere sulla vendita degli immobili francesi e sulla sua compatibilità con l'accordo di ristrutturazione. Come andrà a finire? Che accoglienza potrà trovare la mossa dell’ex padrone di Risanamento presso la magistratura? Belle domande sul futuro di una holding che negli ultimi anni ha certo agito di più a Palazzo di Giustizia – anche per la controversa vicenda della bonifica delle aree inquinate di Santa Giulia – che non sul fronte del business. Anche perché stavolta Zunino non agisce da solo ma supportato da un pezzo da novanta dell’immobiliare come Tom Barrak, il proprietario della Costa Smeralda, cioè un investitore forte e affidabile, che ha il 70% dell’iniziativa di Sistema Holding.
E’ stato risolto invece, e brillantemente, dall’amministratore delegato di Risanamento Claudio Calabi un altro fronte di tensione, quello della trattativa con la Milanosesto di Davide Bizzi sulle bonifiche della ex area Falck di Sesto San Giovanni. Le parti hanno trovato un'intesa in base alla quale Risanamento ha riconosciuto che i costi di bonifica si sono rivelati più alti del previsto e si è impegnata a contribuire ad essi fino a 80 milioni di euro. Bizzi, a sua volta, ha manifestato la disponibilità a pagare a Risanamento gli ultimi 60 milioni per l'acquisto dell'area che erano legati all'approvazione dell'iter urbanistico. In dettaglio, Milanosesto ha riconosciuto a Immobiliare Cascina Rubina (Icr), controllata di Risanamento, il saldo della compravendita dell'area Falck, pari a 60 milioni. Icr, da parte sua, ha acconsentito a incrementare la propria partecipazione ai costi di bonifica dell'area fino a 80 milioni dai 40 previsti inizialmente. Le due cifre si compensano parzialmente, mentre il contributo restante sarà versato da Icr “in via dilazionata fino al 30 settembre 2018”. L'accordo, sottolinea il comunicato, pone fine ai contenziosi tra le parti. In sostanza, Milanosesto è uscita dall'accordo con un saldo positivo di 20 milioni che Risanamento pagherà a rate nei prossimi tre anni.
Il “nervo scoperto” della società guidata da Calabi resta dunque Zunino, e l’impasse che la mossa dell’ex patron ha indotto sulla cessione dei cespiti francesi. Anche perché mentre il vecchio proprietario litiga con i nuovi soci della sua ex-holding, che sono poi le banche che lo avevano strafinanziato, queste ultime litigano tra loro. In particolare, si dice che il Banco popolare preferisca il progetto Barrack-Zunino, mentre Unicredit è schierato pro Chelsfield, e in Intesa Sanpaolo ci sono due anime, una pro e l'altra contro il fondo inglese.