lunedì 24 marzo 2014

L’assalto alle ferrovie dei predoni del rame. E i pendolari pagano

http://www.ilgiorno.it/lombardia/cronaca/2014/03/24/1043425-ladri-rame-treni.shtml

Milano, 24 marzo 2014 - «Il treno viaggia con sessanta minuti di ritardo. Ci scusiamo del disagio».Colpa dei ladri di rame. Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale sui furti di rame nei primi sei mesi del 2013 su tutto il territorio nazionale sono stati compiuti 11.040 furti (il 12,1 per cento in più rispetto al 2012).
La Lombardia è una delle regioni più colpite insieme con Puglia, Sicilia, Campania, Lazio, Piemonte, Toscana, Emilia-Romagna, Veneto, Sardegna. Nel mese di aprile di un anno fa un trafugamento di rame fra Milano Certosa e Milano Porta Garibaldi ha coinvolto 38 treni regionali. In giugno un furto fra Milano Rogoredo e Melegnano ha mandato in ritardo 34 treni dell’Alta Velocità. Il 23 gennaio di quest’anno ladri in azione sulla Milano-Mortara, guasto agli impianti di circolazione nelle stazioni di Albairate e Abbiategrasso,coinvolti 25 convogli regionali. Semplice la spiegazione al tilt ferroviario: la funzione del cavo di rame è quella di trasmettere l’energia elettrica necessaria al movimento dei treni, quando i cavi di terra vengono tranciati all’altezza del binario, il circuito si interrompe.

Lombardia piccolo Eldorado per i ladri di un metallo che dopo l’argento è il migliore come conduttore di elettricità, resiste alla corrosione, non è magnetico. Un chilogrammo al mercato nero nero vale dai 4 ai 7 euro. Con 100 chili, che equivalgono a 150-200 metri di cavi, si arriva a 400 euro: un robusto prelievo al bancomat.Nel 2013 i furti sono stati 228, 163 lungolinea, 65 in depositi o cantieri, mentre nel 2012 i predoni di metallo avevano agito per 241 volte, andando a segno in 200. Ma la Lombardia è anche una delle regioni dove la reazione di polizia è stata più drastica: 35 arresti nel 2013 (dieci in più dell’anno precedente), recuperati o sequestati 46.845 chilogrammi di rame pari a 9.954 metri di cavi. Il Compartimento di Polizia ferroviaria è secondo solo a quello della Campania per la quantità di materiale ritrovato. «Il controllo totale - dice Francesco Costanzo, dirigente dell’Ufficio secondo del Compartimento - di oltre 1.660 chilometri di strada ferrata è impossibile. Ci muoviamo a vari livelli. Il contrasto del fenomeno del riciclaggio.
L’attività sul territorio. Pattuglie dei posti Polfer che costeggiano in auto le linee ferroviarie, i nuclei specializzati della Polfer, quelli che chiamiamo “squadre rame”. Sorveglianza degli impianti i vigilantes delle ferrovie. Controlli con il Corpo Forestale dei centri di raccolta dei materiali ferrosi, i cosiddetti rottamai. Per farlo, laPolfer ha effettuato un autentico censimento dei rottamai, autorizzati e no. Lavoro per niente facile perché sta venendo avanti una nuova generazione di ladri di rame, figlia della crisi che sta vivendo il Paese. Infine, il controllo sull’esportazione del materiale trafugato, dove è essenziale la collaborazione dell’Agenzia delle Dogane».
Azioni che risulterebbero più efficaci se la Polizia ferroviaria lombarda non risentisse dell’ormai cronica penuria di un organico ingessato a 570 unità quando ne occorrerebbero almeno 700.
Bande dell’Est. Era romeno il giovane poco più che ventenne fulminato da una scarica di 3200 Volt lo scorse settembre dopo che si era arrampicato su una «palina» della linea Milano-Genova. Bulgari i cinque bloccati dagli agenti della Polfer di Porta Garibaldi e del «nucleo rame», per l’occasione travestiti da ferrovieri. Per una settimana si erano introdotti nel cantiere dei lavori alla stazione di Milano Certosa per uscirne con 3.000 metri di cavi di rame. Accanto ai predatori di professione emergono altre figure. Fra gli ultimi arrestati, ci sono anche italiani, persone mature che necessità primarie hanno trasformato in ladri di rame. «Il rame rubato - dice Costanzo - deve essere per prima cosa disconosciuto. Lo smercio avviene al miglior offerente.Lo si fonde per renderlo irriconoscibile e immetterlo poi nel circuito commerciale ordinario o trasferirlo all’estero».
gabriele.moroni@ilgiorno.net