martedì 5 novembre 2013

Quel che resta (poco) del sogno Santa Giulia ... Corriere Milano

Commento del Vicesindaco via Twitter

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D i Santa Giulia si è parlato molto. Quest’operazione immobiliare controversa - e per molti versi fallimentare - ha riempito le pagine dei giornali. Criticarla appare fin troppo facile. È più utile indagare quali siano stati i passi falsi che hanno trasformato un progetto che voleva essere esemplare in una realizzazione mediocre e in buona parte abortita. Ci troviamo nella zona sud-est di Milano vicino a Rogoredo. L’area interessata dal progetto (1 milione 200 mila metri quadrati) è uno dei più grandi ambiti di riconversione d’Europa. Si tratta di due porzioni: una a nord verso viale Ungheria (occupata un tempo da Montedison) e una a sud servita dalla metropolitana, dalla linea dell’alta velocità Milano-Roma e dal passante ferroviario (un tempo sede delle acciaierie Redaelli). Nel progetto iniziale l’ambito a nord doveva ospitare funzioni pregiate e strategiche: il Centro Congressi, una chiesa, un cinema multisala, spazi commerciali e residenze di qualità (di cui la famosa «chiocciola» di Norman Foster era il fiore all’occhiello). A sud si prevedevano quote di residenze di edilizia convenzionata e libera, alcuni servizi (scuole per l’infanzia, un hotel) e spazi commerciali affacciati sull’asse principale, battezzato enfaticamente «promenade». A collegare (o separare, a seconda dei punti di vista) i due ambiti un parco. A oggi solo l’ambito sud è stato realizzato, il resto è per ora un grande buco nero. Bertrando Bonfantini, docente di Urbanistica alla Facoltà di Architettura e Società del Politecnico di Milano, ci ha accompagnati a vedere cosa ne è oggi di Santa Giulia. 
Santa Giulia doveva essere «la città nella città, la metropoli nel verde: che cosa è andato storto? 
«L’errore più evidente è stato sottovalutare la questione della bonifica. A Santa Giulia i terreni sono stati “messi in sicurezza” (un procedimento meno gravoso della bonifica radicale) per poi scoprire che erano ancora troppo inquinati. A questo si sono aggiunte le frodi dell’impresa aggiudicataria della bonifica. Il sequestro giudiziario dura da anni e solo ora, per singole porzioni, la situazione si avvia a parziali soluzioni». 

Di chi è la colpa? 

«Per quanto riguarda i modi tecnici della bonifica si è assistito a un rimpallo di responsabilità tra Regione, Comune, Arpa, Risanamento Spa. Certo è che, contrariamente a quanto dovrebbe accadere, qui l’imprenditore, Luigi Zunino, non ha risposto di alcun rischio d’impresa. Risanamento Spa era tecnicamente fallita, ma le banche creditrici esposte sono intervenute a salvare la società diventandone a loro volta azioniste. Questo circolo vizioso è una anomalia grave, le cui conseguenze reali paghiamo tutti noi». 

E l’atteggiamento dell’amministrazione... esageratamente liberista?

«La precedente amministrazione è sembrata dire “vinca il migliore” lasciando uno spazio di manovra esagerato agli operatori, con cieca fiducia nelle capacità espansive del mercato urbano. La capacità di progettazione strategica delle trasformazioni urbanistiche è stata scarsa, con una mancanza non solo di visione sul futuro metropolitano ma anche di realismo. La vicenda del Centro Congressi è emblematica: la decisione repentina di rilocalizzarlo al Portello ha sottratto a Santa Giulia un servizio di grande attrattività territoriale». 

Insomma Santa Giulia è un’occasione persa... 

«Un’opportunità come quella che ha avuto Milano dagli anni Ottanta in poi (con la dismissione delle grandi aree industriali interne) è un’occasione che si verifica una volta ogni 50/60 anni. Prima c’era stata la guerra con i vuoti lasciati dalle bombe e prima ancora la dismissione dei sistemi difensivi (i bastioni). Voglio dire che queste sono occasioni uniche, irripetibili. Se invece di realizzare un plus per la città si sbagliano le mosse decisive, la perdita è incolmabile». 

Esclude che col tempo Santa Giulia possa diventare un normale quartiere di Milano? 

«C’è da augurarsi che Santa Giulia diventi un quartiere normale, con un nuovo progetto per l’ambito nord, con il grande parco centrale realizzato, con nuovi servizi adeguati. Certo è che, anche se accadesse, la differenza sarà grande rispetto alle magnifiche sorti e progressive promesse all’inizio!». 

Perché non si costruiscono prima i servizi e poi le residenze? 
«Questa è una questione vecchia quanto l’urbanistica. Ora molti nuovi interventi sono vincolati a una filosofia di questo tipo. A Santa Giulia purtroppo non è successo. Qui l’ambizioso sogno di “rigenerazione” di un’intera porzione di città si è trasformato, al momento, in rigenerazione del suolo. Una lezione per il futuro perché la salubrità dovrebbe essere il primo grande obiettivo da perseguire in casi simili».