mercoledì 16 ottobre 2013

Risanamento, Zunino torna in sella con l'aiuto del Qatar e si prepara a lasciare Piazza Affari

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(Il Ghirlandaio) Milano, 15 ott. La fortuna aiuta gli audaci. E Luigi Zunino, l'immobiliarista già campione, e poi in disgrazia, dell'epopea di Risanamento, audace lo è di certo. Per cui, grazie al provvidenziale interessamento del fondo immobiliare sovrano del Qatar per alcuni degli immobili parigini controllati dalla finanziaria italiana e grazie al sostegno del Banco popolare, suo principale creditore, il progetto di riconquista di Risanamento, costruito da Zunino con la speciale e autorevole consulenza di Guido Rossi, sembra più vicino al successo.
Sembra, perché l'ultima parola deve ancora essere pronunciata, ed essendoci di mezzo importanti investitori islamici è bene non dare per scontato il loro consenso fino a firme apposte; ma il progetto è in dirittura d'arrivo.
Zunino, attraverso una società-veicolo (dal beneaugurante nome di “Oui”, in francese “sì”) rileverebbe dalle banche creditrici e dalle holding l'88% di Risanamento e, con una successiva Opa, la “delisterebbe”, cioè la toglierebbe dalla Borsa, si dice a un prezzo di 0,25 euro per azione (il titolo veleggia attorno a 0,23). Questo prezzo potrebbe essere incrementato in relazione con i tempi e i valori dellacessione degli immobili parigini, in base a un complesso schema di regole per il cosiddetto “earn-out” (inglesismi a parte, “conguaglio”). Ma, appunto, quali sono i valori in gioco? Secondo quanto dettagliatamente anticipato dal settimanale Il Mondo, per i 77 mila metri quadrati in Rue Montaigne e Avenue Francois, si tratterebbe di 1,15 miliardi di dollari, contro oltre 820 milioni di euro di affidamenti bancari complessivi, quindi la plusvalenza sarebbe pressoché nulla, ma le banche verrebbero ristorate dei loro crediti.
Fidarsi dei qatarini? Sì e no. Non vogliono concorrere ad aste, ad esempio. E allora, tanto Zunino che il suo advisor finanziario, Banca Leonardo, avrebbero in animo di farne una, almeno pro-forma, contando poi sul fatto che gli emiri, alla fine dell'Opa, potendo insomma discutere con una società non più quotata, interverrebbero comprando sul serio. C'è un accordo segreto in tal senso? Impossibile postularlo, logico presumerlo.
Nel frattempo anche sul fronte del principale asset italiano di Risanamento, cioè Milano Santa Giulia,proseguono le trattative con Idea Fimit per il trasferimento del bene – sempre che si completi l'iter del dissequestro – e la bonifica dell'area che prelude al completamento dei progetti costruttivi.
La “chiave” di volta dell'intero progetto resta comunque l'arrivo dei qatarini, che portano risorse fresche in un mercato immobiliare – quello italiano - ancora asfittico. Replicando con Risanamento quanto appena fatto, a Milano, rilevando il 40% dell'intero progetto “Porta Nuova”, in pratica rifinanziandolo col sottoscrivere quote di nuova emissione. Insomma, l'emiro fa sul serio, buon per chi attrae la sua attenzione.
La domanda che troverà risposta solo alla fine delle complesse operazioni impostate da Zunino è: cosa rimarrà nelle mani dell'imprenditore? Oggi controlla, all'interno delle holding, circa il 24%. Ma è totalmente commissariato dalle banche. Dopo l'Opa controllerà il 100% di un insieme che però, per liberarsi dai creditori, conserverà comunque ben poco dell'ex immenso patrimonio.
Del resto, anche quel patrimonio, nella fase del massimo fulgore, era di Zunino per modo di dire, cioè per una sorta di illusione ottica: senza il supporto delle banche gli sarebbe stato impossibile metterlo insieme e “reggerlo”. Gli va dato atto,  se non altro, e diversamente da quanto capitato ad altri discutibili protagonisti dell'epopea dei “furbetti del quartierino”, che almeno dentro quella costruzione patrimoniale c'era abbastanza valore da poter superare la crisi e riproporsi oggi sul mercato in sostanziale equilibrio tra debiti e asset.