martedì 1 ottobre 2013

Ada Lucia De Cesaris, l'assessore di ferro di Milano


Tosta. Temuta. Col pallino delle regole. Chi è il braccio armato di Pisapia. Che ora strizza l'occhio a Renzi.

di Gabriella Colarusso
Il punto non è se Ada Lucia De Cesaris, avvocatessa 54enne prestata alla politica, ambientalista ante litteram, sposata due volte, madre di tre figli, succederà, o almeno proverà a succedere, a Giuliano Pisapia alla guida di Milano, come si sente mormorare con una certa insistenza nei corridoi di palazzo Marino da qualche tempo. Non è un mistero, infatti, che il sindaco abbia confidato ai suoi che forse non se la sente di correre per un secondo mandato, meglio tornare all'avvocatura o, chissà, fare il salto alla politica nazionale.
PRIMA CITTADINA IN PECTORE. Il punto è che Ada Lucia De Cesaris, assessore all'Urbanistica del Comune di Milano e vicesindaco da quando la cattolica Maria Grazia Guida ha liberato la poltrona per candidarsi in parlamento con il Centro democratico, è già di fatto la prima cittadina della Giunta arancione.
Il «braccio armato» di Giuliano, la definiscono i suoi detrattori, sottolineando un'eccessiva dipendenza della signora dai voleri del primo cittadino e viceversa. «Una che ha le palle», ribattono i suoi fan quando raccontano con gusto il timore che la Lady di ferro dell'amministrazione incute ai signori del mattone del capoluogo meneghino.
L'INCONTRO CON LIGRESTI. Ben prima che i giornali nazionali si accanissero sul cadavere (imprenditoriale) di Ligresti, per dire, De Cesaris aveva già abbattuto il muro di riverenza che i governi di Milano avevano eretto negli anni a protezione di Don Salvatore. «Da oggi le cose si fanno secondo le regole», era stato il messaggio recapitato al re dell'incompiuto edilizio in un incontro vis-à-vis avvenuto pochi mesi dopo l'insediamento a palazzo Marino. Incontro che nei corridoi dell'assessorato ricordano come una «scena da Padrino»: «Ligresti con il suo consueto atteggiamento da uomo d'onore provò a fare il galante. De Cesaris con fermezza gli fece capire che i tempi erano cambiati». 

Proprio a Don Salvatore, lo scorso novembre, De Cesaris ha deciso di espropriare una cascina nella zona Parco Sud. «Quella cascina è un patrimonio di Milano», spiegò alla stampa. «Ligresti ha avuto molto da questa città senza cedere mai nulla all’amministrazione, neanche un’area. Adesso deve restituire qualcosa a Milano».
LE REGOLE DELL'ASSESSORE. Nessuna guerra agli immobiliaristi, tiene a precisare lei. Consapevole di quanto il mercato dell'edilizia, già pesantemente danneggiato dalla crisi economica, sia uno dei motori trainanti dell'economia milanese. Soprattutto ora con l'Expo. È necessario che le decine di cantieri aperti in città vengano completati. Ma, è la politica di De Cesaris, serve «rispetto delle regole» e attenzione alle ricadute ambientali del costruire. E, non ultimo, dare meno peso alle archistar e più al social housing. 

La revisione del piano di governo del territorio (Pgt) varato in tutta fretta dalla Giunta Moratti prima delle elezioni, è stato in questa ottica il risultato più significativo ottenuto dall'avvocatessa alla sua prima esperienza politica. Obiettivo: «Riequilibrare il rapporto cemento-spazi verdi», ha spiegato De Cesaris. Restituendo alla pubblica amministrazione almeno una parte del governo del territorio a lungo lasciato esclusivamente nelle mani dei privati. 

IL NUOVO PGT DI MILANO. Il nuovo Pgt ha così tagliato l’indice di edificabilità (il rapporto tra volume edificabile e il terreno, ndr) da 2,70 a 0,70. E ha impedito ai proprietari di aree del Parco Sud di «densificare» ancora di più i loro progetti in altre zone della città.
Lucia la «zarina» ha messo mano anche al maleodorante capitolo delle bonifiche, avviando tra le altre anche quella di Santa Giulia, il maxicantiere ora sotto sequestro progettato su terreni inquinati.

L'amicizia e il feeling con Pisapia

Una traversata nel cemento che l'assessore ha potuto realizzare anche grazie all'alleanza di ferro con il sindaco, della cui moglie, Cinzia Sasso, è amica di vecchia data.
Con Pisapia, De Cesaris condivide la formazione da giurista. I due si intendono «in punta di diritto» e sono «fanatici della norma e del rispetto delle norme», racconta chi ha avuto modo di collaborare con entrambi. «Forse è proprio questo il suo limite: troppo concentrata sulle regole, a volte perde la visione d'insieme».
ESPERTA DI DIRITTO AMBIENTALE.Laureata in Legge, allieva di Sabino Cassese, insieme con Stefano Nestor, l'avvocato con cui ha collaborato per molto tempo, De Cesaris è stata una delle prime e più note esperte di diritto ambientale in Italia. Prima di passare dall'altro lato della barricata, ha difeso molti comitati di quartiere a Milano, guidando diverse cause contro il Comune.
Ha una «dedizione poco comune al lavoro, al limite dello sforzo fisico», dicono di lei. Nei mesi della revisione del Pgt ha attraversato la città per spiegare ai milanesi lontani dai circoli politici e culturali il progetto e gli obiettivi dell'amministrazione, riservando le ore serali - e a volte notturne - per rispondere alle mail dei cittadini. Senza orari, senza sabati né domeniche, con buona pace dei collaboratori che sognavano un week end con figli e famiglia.
GUERRA ALLA BUROCRAZIA. A una così l'inerzia della macchina burocratica fa orrore. E la cosa, unita al suo carattere «a dir poco ruvido», ha fatto esplodere più di una scintilla nei corridoi dell'assessorato.
«Perde le staffe se le cose non girano nel verso giusto, non sopporta chi spreca il tempo, chi rimanda», dicono in Comune. «Ma soprattuto non sopporta gli incompetenti» e non risparmia lavate di testa a voce alta e mail al vetriolo quando le capita di stanarne qualcuno nelle stanze del Palazzo. In assessorato si trema prima di entrare in riunione con lei.
Efficienza, certo. Ma anche «una certa difficoltà a tollerare chi la contraddice o ha una visione diversa dalla sua. Una così insomma è meglio non averla come avversario», sorride un dipendente comunale.
REFRATTARIA ALLA MONDANITÀ. Nata sotto il segno dello Scorpione, refrattaria alla mondanità, se proprio deve preferisce partecipare a una festa di agricoltori in cascina piuttosto che a un vernissage della settimana della moda. Ama il mare e ha un vaga idea di cosa siano le ferie.

Insomma: lavoro, lavoro, lavoro. Ma De Cesaris nell'ultimo anno ha cominciato ad avere anche un altro chiodo fisso: la politica.

Da Bersani a Renzi pensando alle elezioni del 2016

A parte una breve militanza nel Pci, l'assessore non aveva mai fatto politica attiva prima della chiamata di Pisapia. Eppure non ne era completamente a digiuno.
Suo padre, Benedetto De Cesaris, è stato per due decenni sindaco Dc, scuola dossettiana, di un piccolo Comune in provincia di Frosinone, oltre che manager in diverse aziende di Stato, dall'Eni alle Ferrovie dello Stato.
Educazione cattolica e un passato nei boy scout, l'assessore, che in occasione delle elezioni per la presidenza della Repubblica è stata tra i primi firmatari di un appello a sostegno della candidatura di Emma Bonino, ha rivendicato di recente e con un certo orgoglio di non avere in tasca tessere di partito, per la precisione quella del Pd.
LE FRIZIONI CON IL PD E BOERI. Si dice che possa essere tra i papabili alla carica di sindaco terminata la stagione Pisapia. Con il Partito democratico milanese i rapporti però non sono idilliaci. A cominciare dalla relazione (politica) con l'ex assessore alla Cultura, Stefano Boeri, defenestrato dalla Giunta nonostante fosse stato il più votato dei democratici in città, dopo una lunga serie di scontri con il sindaco e la sua vice.
Al Comune la riassumono così: «Boeri aveva in mente di ridare a Milano quel lustro internazionale che non ha più, puntando sull'arte, la moda, il design, l'innovazione, il digitale». De Cesaris invece «si sente investita di una sorta di missione: tornare per le strade, tra la gente, nei quartieri dimenticati dalle Giunte precedenti. Accusavano Boeri di spendere troppo in mostre e viaggi di rappresentanza, ma l'ex assessore era l'unico ad avere chiaro quanto fosse importante coltivare la vocazione europea della città».
Due visioni diverse di come governare la complessità di Milano tra le quali il sindaco non ha saputo, o voluto, trovare un equilibrio.
SCINTILLE ALLA FESTA PD. E così il capo delegazione del Pd al Comune ha lasciato palazzo Marino. De Cesaris nel frattempo non ha perso occasione di polemizzare col partito.
Qualche settimana fa, in occasione dell'intervento di Pier Luigi Bersani alla festa democratica, ha lasciato l'incontro senza parlare. «Mi sono alzata presto questa mattina e sono qui da un'ora ad ascoltare in silenzio, se lo avessi saputo, me ne sarei andata a dormire», ha commentato. «Pensavo ci si confrontasse anche con una donna ma non è stato così e forse è per questo che nessuna donna vuole fare il segretario del Pd». Boom.
DALLA PARTE DELL'EX ROTTAMATORE. Pisapia c'ha messo una pezza derubricando l'accaduto a semplice incomprensione. Ma le tensioni tra la Giunta e il principale partito che sostiene il sindaco restano. In realtà, ai democratici non è andato giù il cambio di rotta di Pisapia e della sua vice, che un anno fa avevano sostenuto strenuamente Bersani nella corsa delle primarie - De Cesaris era la coordinatrice dei comitati a Milano - e ora invece guardano con favore a Matteo Renzi.
«Sia chiaro che non mi pento assolutamente della scelta fatta precedentemente. Però non si può non considerare quanto accaduto e quindi valutare con attenzione chi propone un cambiamento radicale. È una necessità e una priorità evidente», ha spiegato lei. Insomma ora Renzi è una «risorsa». Fino al prossimo giro di boa. 
Lunedì, 30 Settembre 2013