lunedì 9 settembre 2013

Il ritorno di Luigi Zunino

http://www.giornalettismo.com/archives/1095197/luigi-zunino-il-ritorno/

di  - 09/09/2013 - Dopo che nel 2009 fu costretto alle dimissioni dalla "sua" Risanamento a causa di un debito con le banche di quasi tre miliardi di euro, l'immobiliarista piemontese punta a riprendersi la creatura ed il pacchetto di immobili parigini dal valore di 1,3 miliardi. Ma chi darà i soldi?

A volte ritornano. Perché in fondo nella vita l’unica cosa definitiva è la morte. Parliamo di Luigi Zunino, l’immobiliarista di Nizza Monferrato che iniziò la sua attività con la costruzione di supermercati chiavi in mano per conto di Esselunga e Unes e che arrivò nel 2002 con Risanamento a diventare protagonista del mattone milanese, salvo dover lasciare la sua creatura nel 2009 in mano alle banche per evitare il fallimento. Ed ora ritorna.


I DEBITI DI RISANAMENTO - E ritorna perché lo scorso 10 giugno lo stesso Zunino, a capo di una newco fondata da lui e chiamata Oui, ha presentato un’Opa per riprendersi ciò che aveva lasciato, ovvero quella Risanamento che nel frattempo ha visto la nascita di una nuova newco chiamata Msg nella quale sono stati infilati gli immobili di Milano Santa Giulia, sede Sky Italia compresa. Un’operazione come vedremo importante, che non manca certo di suscitare dubbi ed interrogativi sulla sua reale consistenza. Partiamo dalle ultime notizie, ovvero da quanto avvenuto lo scorso tre settembre nell’incontro tra i manager di Risanamento e le banche creditrici, ovvero Banco Popolare, Montepaschi Siena, Intesa San Paolo, Bpm, Unicredit. Carlo Festa de Il Sole 24 Ore ha scritto che si sarebbe trattato di un incontro di routine a seguito della pausa estiva per fare il punto sulla situazione dell’azienda guidata da Claudio Calabi.
L’OFFERTA DEGLI IMMOBILI PARIGINI - Risanamento è ancora oggi una creatura fortemente esposta nei confronti delle banche creditrici, per un totale di circa 1,8 miliardi di euro. L’incontro, seppur di routine, è servito però per fare il punto relativamente alle manifestazioni d’interesse relativo alla cessione di immobili parigini detenuti dalla società per un valore di circa 1,15 miliardi di euro. La proprietà ha spedito 54 lettere ad altrettanti possibili compratori. Hanno risposto in trenta ma probabilmente saranno pochi quelli che manifesteranno una chiara intenzione d’acquisto. Tra questi ci sono il Fondo Thor a 1,250 miliardi mentre Morgan Stanley viaggerebbe intorno a 1,1 miliardi. Rimasto fuori per scelta propria il fondo del Qatar che aveva già valutato gli immobili in questione 1,15 miliardi di euro.
IL GRAN RITORNO - E poi c’è Zunino che a metà giugno ha offerto 0,25 euro ad azione per rilevare il gruppo immobiliare e procedere al delisting. In totale si tratta di 1,35 miliardi di euro che dovrebbero essere versati grazie al supporto di Rothschild e Guido Rossi. Da notare come dai documenti in possesso del Sole 24 Ore, Risanamento in una comunicazione destinata alle cinque banche creditrici abbia spiegato di voler valutare l’operazione Zunino «nel contesto dell’accordo di ristrutturazione dei debiti ex-articolo 182 bis». Ciò significa quindi che secondo l’azienda sarebbe buona cosa comparare le soluzioni in ballo, che fondamentalmente sarebbero dure. La prima: cedere il portafoglio francese conferendo Santa Giulia ad Idea Fimit. La seconda: vendere a Zunino.
UNA SCELTA APPREZZATA - Banca Leonardo avrebbe quindi avuto il compito di esaminare le due alternative con il consiglio di amministrazione che le ha ritenute entrambe idonee. O meglio, entrambe sono idonee, ma la lettera di Banca Leonardo parlerebbe della possibilità per Risanamento, qualora accettasse l’interesse di Zunino, di conservare il patrimonio francese. Con il de-listing, poi, ci sarebbe l’estinzione in Italia dell’indebitamento finanziario verso le banche senza cedere il patrimonio francese. Un patrimonio che deve stare davvero a cuore all’immobiliarista, così come la Francia, tanto che agirebbe tramite una newco chiamata non a caso “Oui”. Come spiega Italia Oggi la newco è nata nello studio notarile di Mario Notari, prevede che la società abbia un capitale di un milione di euro e che i soci siano lo stesso Zunino con il 70 per cento e la moglie, Stefania Cossetti, con il restante 30.
LA NEWCO OUI - La società, oltre ad avere come oggetto sociale quello di holding, si occuperà dell’«acquisto, la vendita, la permuta, la costruzione, la ristrutturazione, la locazione e la gestione di beni immobili di qualsiasi natura, nonché la prestazione di ogni servizio inerente e connesso alla gestione immobiliare». Insomma. Tutto studiato nei minimi dettagli. Anche troppo, forse.Linkiesta ci ricorda come la partecipazione di Zunino in Risanamento sia del 24,682 per cento, seconda solo ad Intesa Sanpaolo, in possesso del 35,972 per cento. E si parla addirittura di come questo piano sia nato nel 2009, ovvero quando le banche dopo un crac da 3 milioni di euro presero la sua azienda. Il fallimento venne evitato grazie all’articolo 182 bis della legge fallimentare ma le banche di contro diventarono i principali azionisti. 
DE-LISTING E SPOSTAMENTI - Complice in questa operazione è risultato il tribunale fallimentare. Come spiega l’Ansa è stato questo l’organismo che ha portato alla richiesta di archiviazione dell’inchiesta condotta dai pm Laura Pedio e  Roberto Pellicano, senza controllare i bilanci della società. Le banche a quanto pare avrebbero voluto vendere al fondo sovrano del Qatar, che manifestò il suo interesse lo scorso novembre. Ed è stato in quel momento che è entrato in gioco Zunino che acquisterebbe attraverso la Oui le azioni delle banche e quelle di Sistema Holding, la sua galassia ormai in frantumi. Il de-listing prevederebbe la cessione di Santa Giulia alla newco Msg. L’area, dal valore di 815 milioni, verrà conferita ad un fondo gestito da Idea Fimit che inietterà capitale per 60 milioni ma allo stesso tempo avrà bisogno di altri 400 per ristrutturare i crediti esistenti con Intesa Sanpaolo ed Unicredit. Msg invece si terrà l’immobile Sky, che rappresenterà il suo attivo, mentre il passivo sarà dato dai debuti correnti e da quelli derivanti dall’estinzione sia del prestito convertibile che del convertendo di Risanamento, ovvero rispettivamente 261,7 e 268,6 milioni di euro.
CHI PAGA? - Una domanda al momento sembra inevasa: chi paga? Ricordiamo che al momento le banche sono esposte per 2 miliardi di euro e che secondo Linkiesta il Banco Popolare sarebbe pronto a finanziare l’operazione di scalata con 200 milioni (notizia non confermata -ma neanche smentita- dall’istituto). Visto anche che il Banco Popolare vantava nei confronti di Tadim, società in liquidazione che possiede il 6,19 per cento di Risanamento, 193 milioni di crediti su un debito di 255. Poi ci sono circa 100 milioni di credito su 122 di debito della Zunino Investimenti e 97 della Nuova Parva. Con il risultato che con 50 milioni di euro, calcolando 25 centesimi ad azione, si compra il 24,6 per cento della società.
LE TRE VIE DI UNICREDIT - Federico Ghizzoni, amministratore delegato di Unicredit, ha tracciato tre scenari possibili sull’offerta: «Vedere e capire se accettarla, accettarla con riserva o considerarla non adeguata». Anche perché nel bilancio non si parla degli asset francesi che valgono il 52 per cento di Risanamento e garantiscono un cash flow di 60 milioni di euro l’anno.  E se prima Unicredit pensava che l’offerta non fosse adeguata, ora è costretta a ricredersi anche perché l’aria tira tutta verso Zunino. Peraltro come ricorda Soldionline, il 7 agosto Fabrizio d’Arcangelo, gip responsabile sulle indagini relative a Risanamento, ha respinto la richiesta d’archiviazione nei confronti di Zunino, del Direttore Generale Oliviero Bonato e dell’avvocato in affari Franco Bonelli, per via di alcune intercettazioni che meritano altre indagini.
RISULTATI SCONFORTANTI - La domanda che si pone il Sole 24 Ore è abbastanza chiara: chi c’è dietro? E sopratutto Zunino come può reimpossessarsi della sua creatura dopo un’esposizione con le banche di quasi tre miliardi di euro? E come farà ad avere 1,35 miliardi di euro? Andrà a debito grazie alle banche (e torniamo al probabile coinvolgimento di Banco Popolare). Ai tempi d’oro di Risanamento riuscì ad avere 3,6 miliardi di euro. Solo lui. Eppure in due anni, dal 2007 al 2009, il debito finanziario di Risanamento è passato da 2,5 a 2,8 miliardi di euro. Zunino andò via lasciando azioni e tenendosi il 24 per cento, liquidando le tre holding personali. E dopo quattro anni il debito finanziario è di 1,8 miliardi, mentre il patrimonio netto negativo viaggia sui 200 milioni.
I MOTIVI DI TANTO CREDITO - Praticamente la società vive grazie agli immobili parigini. Tolto il valore generato (ed abbiamo visto quanto sia cospicuo) Risanamento non vale niente. E non a caso Zunino tramite la sua newco sembra puntare proprio agli immobili. E dire che della crisi di Risanamento ne parlammo già nel 2009 dando già allora una risposta sul perché Zunino avesse tanto credito. Al di là delle amicizie, si vociferava di Fabrizio Palenzona, Giampiero Fiorani e Cesare Geronzi, per un anno ha potuto contare su dilazioni, linee di credito aggiuntive e moratorie degne di miglior causa. Anche il piano di riassetto, costoso per le banche, fu una specie di favore. Se l’azienda fosse stata costretta a richiedere l’amministrazione controllata o il concordato preventivo, gli istituti di credito se la sarebbero presa pagando meno.
PAURA DI UNA REAZIONE A CATENA? - Allora che è successo? Le banche non hanno voluto ammettere il fallimento, hanno temuto il ritorno mediatico ma sopratutto avevano paura che un crollo di Risanamento avrebbe scatenato una reazione a catena che coinvolgesse anche le altre aziende impegnate nella costruzione di aree di pregio in quel di Milano. Le banche, oggi come nel 2009, sono esposte per miliardi di euro ma il mercato del mattone vive una fase di stasi (leggasi, non compra nessuno) e quindi si è cercato di salvare il salvabile rinunciando a centinaia di milioni per non vedere sfumare miliardi. Una manipolazione del mercato, quindi. Ed oggi, nonostante tutto, grazie all’aiuto delle banche e dei crediti da queste maturati, Zunino può riappropriarsi del proprio giocattolo lasciando il cerino in mano agli istituti di credito che dal canto loro assistono e cercano di capire prima di lanciare eventuali contromosse. Perché probabilmente neanche loro si sarebbero aspettati il ritorno di Luigi Zunino.