venerdì 20 settembre 2013

"Nato e cresciuto a Milano" di Lorenzo Masili

Lorenzo via FB ci accompagna poeticamente nel  momento 'verde' della sua vita :

"Parco Trapezio.
Sono nato e cresciuto a Milano.
Per me il primo incontro con la natura furono le formiche e i vermi nei miseri vasi di un cortile di corso Magenta.
I miei crudeli esperimenti da bimbo.
E la vite americana, che si inerpicava verso uno straccio di cielo.
Inarrivabili, cielo e natura.
Mitici.
Poi c'erano i parchi cittadini - il mio era il Sempione - che da bambino non sentivo come natura: un cortile grande grande con alberi come case, le panchine come sedie e letti, l'erba come tappeti. Viali e orinatoi.
E le siringhe.
Che facevano meno paura di quanto oggi ci facciano gli zingari.
Poi, chiaramente esisteva il mare, quello immaginato da Conte.
Sognavo la natura, gli animali e gli alberi, quelli veri.
Al compimento dei miei sedici anni ci trasferimmo in un paese in provincia di Bergamo.
Il trionfo della Natura!
Il fiume, odori nuovi, perfino una collina e un bosco.
E gente uscita da quella terra.
Un nuovo accento, bizzarro.
Ero entusiasta, aperto, curioso, adolescente.
Ricordo un piccolo parchetto, nei pressi di una villa, frequentato da nessuno.
Mai.
Eppure c'erano delle panchine, che pareva fossero state messe lì per dovere, per rispetto di qualche norma, per emulazione di lontani modelli urbani, mute testimonianze di un'antropologia che in un paesino non esiste, non può esistere.
Un giorno ho preso un libro, e come un milanese qualsiasi mi sono recato in quel parco, e mi sono seduto a leggere.
Ho inaugurato il parco.
Mi sono unito, vivente, agli arredi.
Ricordo distintamente gli autoctoni di passaggio, rigorosamente fuori dal parco, che mi guardavano da lontano con curiosità, ironia, ostilità.
Con sguardo dialettale.
Quello fu il momento esatto in cui ho cominciato a rimpiangere la mia città.
O meglio: la città.
Coi suoi parchi.
Che sono luoghi di astrazione e di socialità volontaria.
Luoghi eminentemente umani, costruiti, pensati e ripensati da chi li vuole, da chi li vive.
Pause civili.
In cui l'anonimo è accanto al riflessivo.
Luoghi in cui si può comporre uno straccio di riflessione come questa alla luce di un pallido sole di settembre.
Un aspetto di possibili felicità.
Ecco perché noi cittadini, quando inauguriamo un parco siamo così in festa.
Non si tratta solo della realizzazione di spazi verdi, ma del completamento di un aspetto della nostra specifica umanità di esseri urbani."